venerdì 30 marzo 2012

Alcolici e pubblicità

Un progetto di prevenzione all'abuso di alcol che ho svolto presso la Sezione associata di Laveno Mombello del liceo Vittorio Sereni di Luino ha toccato il tema della pubblicità delle bevande alcoliche.

Ho passato in rassegna una serie di pubblicità in forma cartacea e video, cercando di decodificare e comprendere insieme ai ragazzi i meccanismi psicologici sottostanti agli spot pubblicitari.

Uno dei più frequenti è l'identificazione dell'ipotetico consumatore con un personaggio famoso dalle caratteristiche vincenti, apprezzato dai più giovani. Il messaggio implicito che viene inviato è: se bevi quello che beve questo personaggio, diventerai anche tu un numero uno (dello sport, della musica, dello spettacolo). 

Altri agiscono sui luoghi comuni sull'alcol: l'alcol che rende sicuri, forti e che facilita le relazioni con l'altro sesso. La promessa pubblicitaria è: basta qualche bicchierino e l'effetto auspicato si verifica. Sì, ma solo la perdita di inibizioni che può portare anche a comportamenti rischiosi e irresponsabili.

L'analisi di questi meccanismi aiuta i più giovani a riconoscerli nelle pubblicità a cui sono esposti quotidianamente e a difendersi, senza lasciare che condizionino la loro libertà di compiere scelte libere e consapevoli.

mercoledì 15 febbraio 2012

Un progetto europeo sulla psicologia scolastica

Nel corso del 2011 ho avuto il piacere di collaborare con l'Ordine degli Psicologi della Lombardia (dopo una formale selezione), al fine di predisporre un progetto sulla psicologia scolastica per partecipare ad un bando di finanziamento dell'Unione Europea.

Il progetto, che abbiamo chiamato First Aid Psychology, è stato presentato il 1° febbraio 2012 e ha la finalità ultima di sensibilizzare enti regionali e locali sul tema della psicologia scolastica, usufruendo dell'apporto di esperienze europee già consolidate. L'Italia infatti è uno dei 7 paesi su 27 dell'Unione Europea che non ha leggi né regole riguardanti la psicologia scolastica.

Il progetto prevede studi scientifici, ricerche, sperimentazione di servizi innovativi di psicologia scolastica basati su standard europei, confronto costante tra i diversi paesi europei coinvolti, diffusione dei risultati attraverso convegni internazionali.

I partner, divisi tra enti esportatori e importatori di buone prassi nell’ambito della scolastica sono Spagna e Malta (esportatori), Irlanda, Grecia e Italia (importatori).

Entro giugno 2012 i valutatori di Bruxelles risponderanno sulla validità del progetto.

domenica 29 gennaio 2012

La sfida della Qualità nei servizi educativi

La Qualità dell'Asilo Nido è stato il tema del corso di formazione che ho tenuto a giugno e luglio 2011 presso un Nido privato di Milano.

Il corso mi ha permesso di offrire alle educatrici una panoramica sugli indicatori di Qualità dell'Asilo Nido e di accompagnarle in un percorso di auto-osservazione e auto-valutazione delle proprie prassi pedagogiche ed organizzative del servizio. Inoltre è stato un'occasione per riflettere sulle loro modalità relazionali nei confronti di bambini, colleghe e genitori.

Come caratteristico degli psicologi di orientamento umanistico-rogersiano, ho utilizzato una metodologia attiva che punta a coinvolgere i partecipanti al corso. Oltre ad input teorici, ho proposto attivazioni pratiche, griglie di auto-valutazione e gruppo di discussione al termine di ogni incontro al fine di condividere con tutto il gruppo domande, dubbi e di confrontarsi sulle possibilità applicative di quanto appreso.

Dalle auto-valutazioni al termine del corso le educatrici hanno riconosciuto che realizzare la Qualità di un servizio educativo è una vera e propria sfida quotidiana che impegna tutto il tempo in cui si lavora. Il corso le ha aiutate ad incentivare una comunicazione efficace con i genitori, ad avere nuovi spunti per le attività educative ed anche a migliorare la qualità del gruppo di lavoro attraverso una maggior collaborazione tra tutto il personale educativo.

Bere responsabilmente

Informare i ragazzi dai 13 ai 16 anni sugli effetti dell'alcol sull'organismo e sul comportamento. Prevenire l'abuso di alcol. Diventare consapevoli del perché si beve e di quali sono i limiti da non superare. 

Questi i principali obiettivi del progetto "Bere responsabile" co-finanziato da Regione Lombardia e Movimento Consumatori nel 2011 e di cui sono stato referente attuativo. 

Il progetto ha coinvolto 20 scuole delle province di Milano, Bergamo, Pavia e Varese, é stato svolto da psicologi con competenze nell'ambito della psicologia dell'età evolutiva.

Lavorare nella classi con i ragazzi mi ha dato ancora una volta l'opportunità, oltre che di raccogliere dati aggiornati sulle abitudini dei giovani, di confrontarmi da vicino con le loro esperienze e i loro valori.  Il progetto ha previsto infatti anche la compilazione di un breve questionario con domande stimolo e un forum di discussione.

Grazie a progetti come questo i ragazzi diventano così consapevoli che l'alcol è una sostanza che può essere usata in modi differenti: un alimento che accompagna i pasti e lo stare insieme, un (illusorio) antidoto contro dolori e tristezze (il famoso "si beve per dimenticare"), uno strumento pericoloso per disinibirsi, sentirsi più grandi, per essere accettati dal gruppo di amici o per farsi notare dagli altri, come se non si avesse fiducia nelle proprie risorse.

Da chi dipende questa scelta? Ovviamente da noi. Non si può parlare del consumo di alcol senza affrontare il tema della responsabilità. La "libertà" a cui "siamo condannati", come sostiene Carl Rogers, ci fa confrontare costantemente con la nostra responsabilità di fronte alla vita, a noi stessi e agli altri.

Quando lo shopping diventa un problema

Approfitto di un'intervista che mi è stata fatta (e pubblicata il 27 febbraio 2011 su "Lombardia Oggi" - l'inserto culturale del quotidiano "La Prealpina"), per parlare del problema dello shopping compulsivo.

In base ai dati in possesso del Movimento Consumatori di Varese si tratta di un fenomeno più diffuso di quanto si pensi e in continuo aumento. Le più colpite sono le donne, tra i 30 e i 40 anni, di ceto sociale medio-alto, con il bisogno compulsivo di acquistare oggetti inutili, soprattutto vestiti. Il fenomeno però riguarda sempre più anche i giovani maschi, tra i 20 e i 30 anni, che acquistano su internet apparecchi tecnologici, attrezzi sportivi e DVD che poi non useranno mai.

Si tratta di una vera e propria forma di dipendenza con pesanti conseguenze sulla vita familiare, lavorativa e sociale. La presa in carico di queste persone è complessa perché implica solitamente consulenze legali per le spese di indebitamento e le truffe, psicoterapia e partecipazione a gruppi di mutuo-aiuto.

La psicoterapia può aiutare ad affrontare la sofferenza psicologica alla base di questo disturbo, solitamente di tipo depressivo. Molti infatti riferiscono di aver iniziato gli acquisti poiché in preda ad un disagio, ad una tensione insopportabile. Altri parlano di noia, di vuoto esistenziale, di indifferenza alla propria vita.

Finalità del percorso terapuetico diventa allora la ricerca di nuovi significati nella propria quotidianità, imparando a gestire le emozioni negative e a crescere nella dimensione tanto umana ma tanto faticosa della responsabilità.

sabato 28 gennaio 2012

Il percorso di gruppo "IO E GLI ALTRI"



Ho organizzato a partire dal 2010 nel mio studio privato il per-corso di gruppo "IO E GLI ALTRI" che offre uno spazio per conoscersi meglio e confrontarsi con altri sui temi dell'IDENTITA' PERSONALE e sul tema delle RELAZIONI.

Non si tratta di una psicoterapia di gruppo, ma di un gruppo di crescita personale finalizzato ad incrementare il benessere psicologico e relazionale.

Sono previsti inizialmente 4 incontri, in orario serale e a cadenza quindicinale, al termine dei quali chi vuole potrà proseguire per un nuovo ciclo di incontri. Al termine di un ciclo potranno essere inseriti anche nuovi partecipanti.

La prima parte di ogni incontro è dedicata ad un momento di condivisione libera rispetto a come si sta e a ciò che sta accadendo nella propria vita, seguita da un'attivazione esperenziale sui temi dell'identità e delle relazioni (usando stimoli figurativi, il disegno, la compilazione di brevi schede, l'esposizione e la discussione su concetti di base della psicologia, ecc.).

La seconda parte è rappresentata dal gruppo di incontro: uno spazio per incontrarsi come persone che condividono gli stessi bisogni, le stesse emozioni, a volte gli stessi problemi. Nel gruppo è anche possibile che emergano soluzioni creative alle proprie difficoltà, in uno spirito di collaborazione e mutuo-aiuto.

Il mio compito come psicologo è di facilitare la comunicazione, chiarire situazioni, emozioni ed esperienze raccontate, garantire il rispetto di tutti i partecipanti, promuovere l'empatia di gruppo.

La nostra vita si svolge in gran parte in gruppi familiari, lavorativi, amicali. Nei gruppi nascono molti dei nostri problemi e allora il gruppo può essere uno straordinario strumento per comprendere meglio come funzioniamo internamente e nelle nostre relazioni... per aiutarci a vivere meglio!

La mia ricerca sui giovani e la solidarietà


Nell'ambito del progetto AVIS "Donare è ricevere", finanziato dal Comune di Luino (VA), che ho avuto il piacere di coordinare nel 2010, ho inserito una ricerca sui giovani di provincia e la solidarietà.

Lo strumento utilizzato è il questionario "Apri gli occhi, fai la differenza" messo a punto dall'Avis Regionale della Lombardia in collaborazione con l'Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano. Abbiamo raccolto un centinaio di questionari compilati dagli studenti del Liceo Scientifico Statale di Luino "Vittorio Sereni" con un'età media di 17,5 anni.

I risultati hanno permesso di confermare un dato già emerso durante le discussioni di classe svolte durante i laboratori, cioè l'infondatezza dello stereotipo (diffuso nella nostra società) secondo cui i giovani di oggi sono egoisti e interessati solo al divertimento personale. Dai grafici sulle percentuali delle risposte al questionario si rivela infatti un quadro positivo rispetto alla propensione dei giovani alla solidarietà.

Molto elevate sono le percentuali che si riferiscono a condotte prosociali tra amici o compagni di classe, indicando un buono stato delle relazioni all'interno delle classi esaminate dalla ricerca. Gli intervistati sono consapevoli delle proprie risorse personali che consentono loro di prendere in considerazione i bisogni degli altri (in generale) e il desiderio di aiutarli.

Tuttavia, solo una piccola parte del campione manifesta la propria solidarietà in azioni concrete a servizio della collettività, manifestando un bisogno di formazione e accompagnamento al volontariato a cui si è cercato di dare risposta attraverso il progetto “Donare è ricevere”.